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22.5.17

La giornata di una persona Queer non binaria

21.05.2017, Roma, Garbatella
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Vai da una sarta di 86 anni mai vista prima, le spieghi il costume che hai in mente per una performance e ti senti rispondere "con ironia": "Ma fatte un marito e una famiglia invece de fatte venì in mente 'ste cose". Le rispondi con convinzione che l'articolo marito + figli non ti interessa e che hai altro da fare, ma lei non contenta dopo una decina di minuti ripete il concetto. Tu per un attimo pensi di sganciare il pacco bomba che sei una Queer non binaria pansessuale, ma per non complicarti troppo la vita le rispondi che esistono donne a cui piacciono le donne e non i mariti, e a cui non interessano le famiglie con figli, insomma ti fingi una donna cisgender lesbica pur non essendo nessuna delle due cose (o quantomeno non solo, per quanto riguarda la seconda cosa).
Che poi per me essere una persona Queer non binaria e pansessuale è una cosa entusiasmante e potente, solo che poi c'è il resto del mondo e la faccenda si complica. Ogni giorno ci sono persone  che ti chiedono qual è il tuo "vero nome" e genitori ex-PCI ora PD che ancora si rifiutano di riconoscere la tua identità di genere, il tuo orientamento sessuale e di cominciare a chiamarti col tuo vero nome (cioè quello che hai scelto). Ci sono conoscenti di tre o quattro vite fa che continuano a chiamarti con il nome femminile a cui erano abituati, pure se glie l'hai spiegato che quella persona lì non esiste più e che ogni volta che senti quel nome ti viene una bestemmia e il mal di pancia; ogni giorno ci sono maschi conosciuti o sconosciuti che si sentono minacciati dal fatto che non ti comporti, non parli e non ti vesti come tutte le altre "donne" che conoscono; infastiditi, offesi e disgustati dal fatto che hai sia i peli sulle gambe che la minigonna, gli slip del reparto uomo e il rossetto, che fai lavori che secondo loro sono "da maschi", che preferisci una stretta di mano al bacetto e perciò reagiscono con aggressività, anche con ferocia. E poi ci sono ginecologhe e ginecologi che danno per scontato che tu sia una donna etero sessualmente attiva che ha rapporti penetrativi vagina-pene e che un giorno vorrai dei figli e quando osi affermare il contrario ti trattano come una "snaturata" o una pazza; c'è un sistema sanitario per il quale tu come soggetto non binario proprio non esisti, perché - tanto per fare un esempio - se vuoi la "top surgery" (l'intervento di mastectomia) devi necessariamente entrare in un percorso di transizione FtM cioè da femmina a maschio (perizie psichiatriche, ormoni, ecc.) e a te a quel discorso non interessa perché la tua transizione l'hai già fatta e non coincide con la concezione di un protocollo sanitario inderogabilmente binario come quello italiano.
Essere una persona Queer non binaria e pansessuale sarebbe una ficata se non fosse stato per quello stronzo - e ci scommetto che era un maschio cisgender - che un brutto giorno s'è inventato il concetto di "norma" raccontando in giro che è una cosa ganza.
Io non credo di cavarmela troppo male quando si tratta di osservare le persone. Da quello che vedo e che mi viene raccontato, molte persone che conosco non si sentono a loro agio con i ruoli stereotipici del genere che è stato assegnato loro alla nascita e con quelli stereotipicamente associati al loro orientamento sessuale. Eppure la maggioranza di queste persone continua a performare la cosiddetta norma.
Credo sia un peccato che quel grosso potenziale sovversivo venga sacrificato in nome di esistenze comunemente definite "nella norma" e spesso poco felici. [...]
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